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Dispersione scolastica e NEET: due sfide non più rimandabili
17 ottobre 2014

Con l’agenda 2020, la Comunità Europea si è posta cinque ambiziosi obiettivi per promuovere una crescita intelligente, sostenibile e solidale.

Le sfide più impegnative per il loro conseguimento sono:

• il bisogno di bilanciamento all'invecchiamento della popolazione

• l'assorbimento nel mercato del lavoro delle nuove generazioni.

Soffermandoci su quest’ultimo punto, la crescente rilevanza che il fenomeno NEET ha assunto nel dibattito internazionale conferma l’importanza strategica che la fascia di popolazione trai 15 ed i 29 anni (attualmente circa 94 milioni, secondo i dati Eurostat) ha nella strategia di crescita europea.

Complice la perdurante crisi economica, i giovani sono stati tra i più duramente colpiti negli ultimi anni. Tre sono gli indicatori che meglio rendono questa situazione:

• la percentuale di giovani disoccupati nell’Eu28 trai 15 ed I 29 anni è del 18.8% (+ 1,9 dal 2011), con variazioni che oscillano tra il 48,7 della Grecia ed il 7,3 della Germania;

• concentrandosi sulla fascia di popolazione trai 15 ed i 29 anni, si evidenzia che in EU28 1 giovane su 10 non lavora, con variazioni tra il 24,5 della Grecia ed il 4,6 della Germania;

• L’ultimo dato statistico riguarda i NEET(giovani che non lavorano e non frequentano percorsi di formazione) nella fascia d’età 15-24. La media europea era, nel 2013, del 13%. In questo caso la variazione è tra il 5,1% dei Paesi bassi e il 22,2 dell’Italia.

Concentrandoci su quest’ultimo dato, osserviamo che le conseguenze di tale fenomeno sono molteplici: è stato calcolato che nel 2011 la mancata integrazione dei NEET abbia comportato in Europa un costo complessivo di 153 miliardi, senza considerare il costo sociale.

L’Italia, come evidenziano i dati, non può vantare risultati apprezzabili: come riporta un articolo di Repubblica (http://www.repubblica.it/scuola/2014/10/10/news/dispersione_scolastica_record_e_il_governo_taglia_i_fondi-97837341/ ) la dispersione scolastica raggiunge livelli record ed i fondi per combatterla sono stati più che dimezzati in appena cinque anni (passando dai 53.195.060 euro del 2009/2010 ai 18.458.933 euro del 2014/2015)

In Italia i giovani di età compresa fra i 18 e i 24 anni che nel 2013 erano ancora fermi al diploma della scuola media rappresentavano il 17 per cento del totale (oltre 720mila giovani).

Veniamo prima della Turchia, Spagna, Malta, Islanda, Portogallo e Romania. Ma il raffronto con le nazioni leader del vecchio continente - Germania in testa  -  ci umilia: il nostro 17 per cento di dispersi è lontanissimo dal 12,4 del Regno Unito, il 9,9 per cento della Germania e il 9,7 della Francia, già al di sotto del target (pari al 10 per cento) di Ue 2020.

In un momento di forte crisi come quello attuale, si sente spesso ripetere che istruzione e alternanza/transizione al lavoro rappresentano due importanti assi per la crescita di un paese.

Il CDS, da anni, lavora su qusti temi per contrastare i fenomeni della dispersione scolastica e dei NEET in collaborazione con istituzioni, scuole e università, promuovendo un forte legame tra territorio, aziende ed istruzione.

Quest’anno ha presentato vari progetti sul programma Erasmus Plus, di cui 2 nell’ultimo mese sull’asse Giovani, rivolti allo sviluppo di strumenti per il contrasto della dispersione scolastica.

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