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Comunicato Stampa Presentazione Annuario socio-economico ferrarese 2014
17 dicembre 2013

presentato da Cds nel proprio Annuario Socio-Economico

•    Mercoledì 18 dicembre p.v. alle ore 17,15 presso la sede del Cds, via Gulinelli 11, CDS presenterà la 27^ edizione dell’Annuario socio economico ferrarese.
•    All’iniziativa interverranno ricercatori Cds, tra cui Andrea Gandini, economista e l’Arch. Roberta Fusari, Assessore Comunale all’Urbanistica, Edilizia Privata ed Edilizia Pubblica: tema dell’incontro “Nuovi scenari dell’economia ferrarese e della città che cambia”.

Nell'Annuario: in primo piano, il contributo del CDS su economia e società in provincia di Ferrara

Crisi e occupazione in provincia di Ferrara
Ferrara risente, ovviamente, della recessione globale avviatasi nell’autunno 2008 e che perdura da ormai 5 anni nel corso dei quali l’occupazione provinciale è scesa di circa 6mila unità (-3,8%). I più colpiti sono stati i giovani che hanno perso in 5 anni quasi 10mila posti di lavoro, mentre le famiglie povere sono cresciute dal 5 al 12% del totale. Il ceto medio è oggi più povero avendo perso in media circa il 12% del reddito del 2008. Tuttavia, rispetto alla violenza della crisi (senza precedenti dal dopoguerra), l’occupazione (il principale indicatore di benessere in una società) ha “tenuto”, se si considera che il tasso di occupazione è ancora al 65,8%, cioè 9 punti sopra la media nazionale (e solo 3 punti sotto Bologna, che con 68,6% si colloca al 4° posto in Italia tra le province per occupazione dopo Bolzano, Modena, Parma). Ferrara si viene così a collocare al 14° posto tra le 107 province italiane: 15 punti sotto i leader mondiali Nord-Europa e Svizzera, 7 punti sotto la Germania, 2 punti sopra la Francia, 1 punto sopra la media Ocse. La ragione è dovuta all’elevata occupazione delle donne che rappresenta sia un dato storico di Ferrara, sia un recente primato se si considera che in città per la prima volta nella storia le donne occupate hanno raggiunto gli uomini e il tasso di disoccupazione maschile ha superato per la prima volta quello femminile (entrambi però in salita).

La situazione occupazionale nei Comuni
Per ¾ delle famiglie c’è una percezione di peggioramento delle condizioni di vita, mentre per il restante quarto c’è un miglioramento rispetto al 2008 e gli over 54 anni hanno accresciuto l’occupazione.
Il tasso di disoccupazione in provincia è cresciuto all’11,8%, mentre in città è minore (10,8%); il Comune che registra la minore disoccupazione è Goro (3,4%), la massima Comacchio (16,1%). La tenuta dell’occupazione è anche dovuta al gigantesco uso della Cassa Integrazione negli ultimi 5 anni che ha comportato in provincia di Ferrara un esborso da parte dello Stato di 150 milioni di euro e di altri 100 milioni tra contributi dei lavoratori e delle imprese. Timidi segnali in alcuni settori e Comuni indicano che questo Natale potrebbe anche essere l’ultimo della recessione, anche se una ripresa significativa dell’occupazione e dei redditi è prevista solo dal 2015 (il 2014 è previsto come un anno di stagnazione).

Oltre le derive populiste e le urgenti misure da adottare
La crisi ci chiede di cambiare profondamente molte cose, a partire dal livello nazionale, ma chiede anche a noi singoli cittadini di avere maggiore sobrietà nei consumi e una maggiore partecipazione. Guai però ad uscire dall’euro: solo di interessi sul debito pubblico andremmo a pagare altri 50-70 miliardi in più all’anno, praticamente l’intero Paese fallirebbe e pensionati e lavoratori rimarrebbero con un quarto in meno di salario e pensione.
Non è più il tempo delle “mezze misure” e ci si attende nel 2014 profondi cambiamenti in molti settori.
A livello locale si deve proseguire nell’attrazione degli investimenti esterni come si è fatto con l’Azienda Berluti e altre imprese, anche rafforzando quei servizi alle imprese che consentono di intervenire con professionalità nelle crisi e vendere ad esempio rami d’azienda di imprese in crisi senza disperderne il patrimonio di conoscenze come si è fatto positivamente con Softer (ex P-group, 100 addetti), Deco Industrie (Saltari 35 addetti), Ilip (acquisizione di Amp, circa 90 addetti), Fondo Internazionale in Cantieri Estensi (57 dipendenti).
In questo modo fra il 2012 e il 2013 sono state rilanciate imprese e “salvati” 280 posti di lavoro.
I Comuni (bene Ferrara) devono ridurre il debito pubblico, le imposte, la burocrazia.


Avere coraggio
Per l’occupazione, con particolare riguardo a quella giovanile, occorre avere più coraggio e sviluppare nuove iniziative con percorsi di alternanza scuola-lavoro, avendo a riferimento il sistema “duale” tedesco (per esempio in un Istituto Professionale, nell’ITS…).
Occorre puntare a qualificare l’Università di Ferrara come la migliore in Italia per quanto riguarda le politiche sviluppate per la “transizione scuola-lavoro”.
Deve proseguire l'opera di integrazione sia “pubblico-privato nei servizi”, che “pubblico-non profit”.
Dobbiamo “importare” a Ferrara le “buone pratiche” esistenti in altre città e province del Paese ed esportare altrove le nostre.

Riteniamo, infine, importante istituire nella nostra città una Authority di “Customer satisfaction” per i lavori pubblici (qualità degli interventi; tempi di realizzazione; condizioni di sicurezza; rispetto degli standard di contratto;...) e per i servizi pubblici (pulizia delle strade; gestione del verde e degli spazi collettivi; correttezza nell'utilizzo dei servizi – es.: pagamento del biglietto sugli autobus urbani; ….), ai fini di un costante miglioramento dei servizi stessi a beneficio della cittadinanza e delle finanze delle amministrazioni locali.

Sviluppo e infrastrutture
La dotazione infrastrutturale della provincia, che come è noto rappresenta uno dei più determinanti “fattori dello sviluppo economico”, è contraddistinta da ben note carenze ed inadeguatezze. Fatta 100 la media nazionale, l’indice stradale è il più basso in regione, pari a 78 (ma occorre considerare l’enorme estensione della provincia); l’indice delle ferrovie è 65 (solo Forlì viene dopo Ferrara); bassi indici anche nei Servizi a banda larga e alle imprese, rispettivamente 75 e 76. In una posizione intermedia è l’indice delle Reti energetico ambientali, pari a 120. I fattori di debolezza della nostra provincia non sono dovuti alla struttura produttiva settoriale, ma a carenze locali nello spirito imprenditoriale, di investimenti, infrastrutture, qualità delle risorse umane, clima sociale. Già dal 2005 Ferrara mostrava un indebolimento ed una certa inadeguatezza nell’utilizzo delle ingenti risorse dell’Obiettivo 2 (oltre 600 milioni).

Il welfare sociale e sanitario in provincia di Ferrara
La rete ospedaliera e dei servizi sanitari è ancora in fase di assestamento; non serve solo una ri-organizzazione (Ospedali - Case della Salute – Servizi Ambulatoriali – Servizi Territoriali) in modo da razionalizzare le spese. Serve un’efficace comunicazione integrata tra i tanti soggetti che a diverso titolo sono chiamati ad intervenire. Lo slogan “La salute del cittadino al centro dei servizi” spesso è smentito da incomunicabilità tra uffici, strutture, procedure e figure professionali che non hanno ancora appreso ad operare in modo integrato, salvaguardando, a volte, in modo autoreferenziale, i propri ambiti e spazi.
La crisi in atto dal 2008 ha poi “stressato” in modo determinante sia i servizi sanitari, che socio-sanitari e sociali: molte persone con basso reddito hanno abbandonato cure farmaceutiche, ricorrendo più spesso a servizi ospedalieri e sanitari; l’altra faccia della medaglia è l’incremento di psicofarmaci e richieste di aiuto psichiatrico e psicologico in virtù dell’aumento di crisi nervose e depressive indotte dalla perdita di lavoro, impegni economici da onorare, scarse prospettive per il futuro. In questi tempi di crisi, le donne emiliano-romagnole e ferraresi stanno riscoprendo il lavoro di cura degli anziani (il fenomeno comincia a riguardare, in piccola parte, anche gli uomini espulsi dal lavoro) per integrare il reddito. Sono in calo le risorse destinate all’area sociale ma, paradossalmente, nella provincia di Ferrara operano 4 ASP e un’Associazione dei Comuni, con costi diversi e servizi diversi creando diseconomia di scala. In parallelo deve proseguire l’integrazione pubblico-privato nei servizi e anche tra pubblico-non profit.

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